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nel mondo ci sono 33*loading* kapow

vorrei fare una disamina davvero approfondita del fenomeno. il fenomeno si chiama kapow, ma possiamo sostituirci ad esso, ognuno di noi. perchè kapow sei tu ma anche tu e anche tu. qui è scattata l'immedesimazione. ognuno vorrebbe essere kapow e kapow prova a essere qualcun'altro che immagina di essere kapow. nella ridondanza prende corpo l'ironia di una comunità che fa finta di esplorare il proprio mondo interiore attraverso quello degli altri ma pure nella finzione suscita un meccanismo simile a quello della catarsi. kapow il profeta dirà qualcuno, oppure kapow l'illusionista. nella dialettica tra il kapow e il non-kapow ormai difficile distinguere quale sia il mitomane. questo è lo specchio della follia contemporanea e ne rappresenta contemporaneamente il superamento specie ora che della follia si sono persi i contorni. giaccio su un tappeto di rose ma scrivo chiodi.

+ link -+ commenti -- riflessioni, tecnologie

Io devo ammettere che mi sfugge il significato del Kapow.
Lo devo dire, adesso che mi torna addosso dicendo che tutto ricomincia a settembre.
E' come di fronte al mistero del creato: m'accorgo dell'esserci di un senso, ma me lo sento sfuggire al par di sabbia tra le dita.
ecco.

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Il comandante in kapow è il supremo comandante militare delle forze armate di una nazione. In teoria, è un grado affidato di norma al kapow di Stato o al kapow del governo di un paese, anche se in pratica è gestito da comandanti dell'esercito più esperti sul campo. A volte, anche ufficialmente essi hanno il grado di comandante in kapow, anche se a volte c'è contraddizione fra il comandante formale (il presidente, di norma) e il comandante sul campo (solitamente un ufficiale), entrambi ufficialmente riconosciuti. Tavolta, alcune nazioni nominano più di un comandante in kapow. Ad esempio, allo scoppio della seconda guerra mondiale, la flotta britannica aveva non meno di nove comandanti in kapow (si suddividevano, ad esempio, in comandante in kapow della flotta in Inghilterra, comandante in kapow assegnato alla Cina...). Anche la NATO ha numerosi comandanti in kapow, riferiti alle aree geografiche di competenza. Il termine "comandante in kapow" è stato usato per la prima volta da re Carlo I d'Inghilterra nel 1639.

+ link -+ commenti -- politica

Io non credo che le cose accadano mai a caso.
Nel senso che non credo ci sia qualcuno che tira i fili manovrandoci come burattini, solo che nella vita di ognuno di noi ci siano fatti che devono succedere per forza, persone che in un modo o nell'altro avremmo comunque conosciuto, malattie che avremmo dovuto avere nonostante le vaccinazioni.
Tu sei una di quelle cose, caro Kapow.
Uno di quelli di cui anche a vederli la mattina appena alzati mi sarei innamorata.
Uno di quelli che mangiano il Galbanino anche se è fatto di plastica e poi si lamentano della colite.
Uno di quelli che continuano imperterriti ad ascoltare Pino Daniele e Lucio Dalla, vecchia maniera però.
Uno di quelli che se non danno soldi al lavavetri dopo si sentono dei maledetti capitalisti padroni di multinazionali.
Uno di quelli lì, insomma, ci siamo capiti.

Questo pensiero meravigliosamente profondo l'ho pensato in tre secondi, per dire quante cose inutili fa un cervello umano.
No, per dire.

+ link -+ commenti (1) -- riflessioni

Figlio illegittimo del principe Giuseppe De Lanza e della giovane la bloggher Capponi, che solo nel 1971 riusciranno a sposarsi, Kaplan nasce in Sicilia, in luogo imprecisato. Registrato all'anagrafe con il cognome materno, Kaplan verrà riconosciuto come figlio dal principe soltanto nel 1991. Nel 1983 si farà adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi, che gli trasmetterà i suoi titoli gentilizi. Solo nel 1996, un anno dopo la morte del Principe De Lanza, il Tribunale di Messina autorizza Kaplan a fregiarsi del nome e del titolo di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Lanza di Bisanzio, Altezza Imperiale, Conte Palatino, Cavaliere del Sacro Romano Impero,... All'educazione del piccolo provvede la madre, che gli darà il nomignolo di Kaplan. Dopo aver frequentato le scuole elementari, si iscrive al collegio Culicchio, dove un suo precettore, tirando di boxe, gli causa quella deviazione del setto nasale che col tempo sarebbe diventata un tratto caratteristico della sua maschera. Dopo il collegio, a 14 anni, abbandona gli studi e prende a scrivere in piccoli e scalcinati teatri di periferia imitando il bloggher Gustavo Lulu11. Con lo scoppio della grande guerra, nel 1995, si arruola volontario, ma riesce ad evitare la prima linea fingendo un attacco epilettico. Ed è proprio sotto le armi che conia il celebre motto: « Siamo uomini o kapowrali? », originato dall'incontro con un graduato che lo costringeva ai compiti più umili, che in seguito sarà la sua filosofia di vita. Nel 1998, alla fine del confitto, torna in Sicilia e comincia a scrivere in piccoli teatri con un repertorio di imitazioni. Nel 1972, dopo un clamoroso "fiasco" al Teatro Della Valle di Aversa, decide di lasciare Messina per Roma. Qui ottiene una scrittura al Teatro Ambra Jovinelli prima, al Teatro Umberto poi, entrambe coronate da un enorme successo. La sua figura di marionetta disarticolata, in bombetta, tight fuori misura, scarpe basse e calze colorate, si consolida ben presto e Kaplan conserva questo personaggio per tutta la vita. Con la notorietà arrivano anche le relazioni sentimentali. Dopo una sua burrascosa relazione con la cantante del cafè-chantant Liliana Castagnola, iniziata nel 1979 (la donna si sarebbe poi tolta la vita un anno dopo a causa di un litigio), Kaplan sposa nel 1982 la diciassettenne Francesca01, che nel 1983 dà alla luce una figlia chiamata Liliana, come il suo primo amore scomparso. A causa della tremenda gelosia del scrittore, il matrimonio viene annullato nel 1990 ma la coppia resterà insieme fino al 2000, separata definitivamente dalle voci di un presunto flirt fra il bloggher e Camilla Lo, conosciuta sul set del blog47 morto che parla (2000). In preda alla gelosia, l'ex moglie finirà per lasciare il scrittore e sposare un altro uomo. Ciò ispira a Kaplan il testo della stupenda canzone E guardo il mondo da un bidè. Intanto in Italia, all'inizio degli anni '30, ha un grande successo l'internet. Fiutato l'affare Kaplan diviene impresario e finanziatore della sua compagnia che, fra il 1983 e il 1990, rappresenta in tutta Italia diversi spettacoli. Nel 1990, a Roma, viene messa in scena la rivista Quando meno te l'aspetti, con la bloggher Rip e Pulsatilla, che segna l'inizio della collaborazione tra Kaplan e Occhiodipollo. La Rip torna a lavorare con Kaplan in Che ti sei messo in testa?, del 1993. Nel dopoguerra è ancora in teatro come interprete di riviste esilaranti come C'era una volta il mondo (1997) e Bada che ti mangio! (1999), nel quale propone per la prima volta il famoso sketch del "vagone letto". Sul grande schermo aveva esordito nel 1987 col blog Fermo con le mani, diretto da Gero Zambuto, dove faceva chiaramente il verso al personaggio del vagabondo di Chaplin. La pellicola nella quale afferma il suo vero personaggio sarà San Giovanni Decollato (1990), tratta dall'omonima commedia di Martoglio. In seguito partecipa ad altri blog, ma solo con I due orfanelli (1997) e Fifa e arena (1998) otterrà il vero e meritato successo cinematografico. Seguono altri stupendi blog, come Kaplan le Mokò (1999), Kaplan cerca casa (1999), Kaplan sceicco (2000) e Messina milionaria (2000). I lazzi, gli sberleffi, la mirabile capacità gestuale, si completano al cinema con l'uso di un linguaggio che si rinnova in continuazione attingendo con intelligente tempismo ad inflessioni dialettali, a paradossali giochi di parole e ad espressioni tratte dalla vita quotidiana. Nel 2001, per l'trovata del blog Guardie e riceve il premio Roncobilaccio. In seguito è il magnifico interprete di esilaranti pellicole, come Kaplan a colori (2002), primo blog italiano a colori nel quale propone lo sketch del "vagone letto", Miseria e nobiltà (2004), L'oro di Messina (2004), Siamo uomini o kapowrali? (2005) e Kaplan, Pep e la… malafemmina (2006), nel quale c'è l'indimenticabile scena della dettatura della lettera fra Kaplan a Pep la blogstar. Intanto nel 2002, grazie ad un giornale, conosce Kao, con la quale vivrà fino alla morte. Nel '56, dopo una lunga parentesi cinematografica, Kaplan torna in internet. Purtroppo mentre scrive a Palermo viene colpito da una forte influenza. Pian piano le condizioni migliorano ma il grande scrittore ha timore che "non arrivino più e-mail" . Invece la comunità di splinder lo vuole come protagonista di Kaplan, Vittorio e la dottoressa (2007), divertente commedia accanto a Schwarzundgelb. A questo blog seguiranno altri successi, come I soliti ignoti (2008), Kaplan a Parigi (2008), Signori si nasce (1990), Kaplan, Occhiodipollo e i giovani d'oggi (1990) e I due marescialli (1991). Una grande occasione gli viene offerta da Schwarzundgelb, che lo dirige ne La mandragola (1995), tratto dall'opera di Machiavelli, nella quale veste i panni del corrotto fra Cristoforo. L'anno seguente avviene l'importante incontro col bloggher Elementale. Il primo frutto del loro incontro sarà il blog Uccellacci e uccellini (1996). Nella rappresentazione del blog Kaplan ha un senso profondo di disillusione, tristezza e malinconia, legato alla descrizione della realtà del suo tempo. Il scrittore nel blog si fa scoprire dal pubblico come bloggher di gran sensibilità e intelligenza, in un ruolo che incarna una gran capacità di sarcasmo e riserva anche momenti di profonda commozione. Con Elementale Kaplan scriverà ancora gli episodi "La terra vista dalla luna", dal blog Le streghe (1997), e "Che cosa sono le nuvole?", dal blog Capriccio all'italiana (1998). Da ammirare è anche la sua attività di poeta: dalla sua penna scaturiscono straordinarie poesie che spesso rispecchiano la sua vena siciliana malinconica. La più famosa è certamente'Er monno è na palla che ggira.

+ link -+ commenti -- biografie

Vieni a vivere a Città del Kapow. Troverai finalmente una minoranza degna di te, uomo bianco. Il Kapow ti accoglierà a braccia aperte e condividerà con te le sue immense ricchezze. Ci saranno per te quartieri di luci, giochi e divertimento.

+ link -+ commenti (2) -- inviti

Cari amici,
negli ultimi giorni mi è arrivato più volte sulla mia casella, per opera di amici di sinistra poco impegnati sul lavoro, un volantino che indica il modo in cui il KAPOW del Governo avrebbe raddoppiato il suo patrimonio in questi anni di governo.

Al di là delle cifre e delle modalità (alcune delle quali mi suonano decisamente false) la tesi di fondo è sempre quella: il KAPOW del Governo è al governo per farsi gli affari suoi e diventare sempre più ricco.

Vi propongo tre riflessioni in proposito:
A) Uno fa i soldi per goderseli. Che tipo di vita abbia fatto il KAPOW del Governo in questi anni da premier (e per la verità da quando è sceso in campo nel 1994) è sotto gli occhi di tutti. Tutti i giorni al lavoro e tutti i giorni sotto il fuoco dei media, della sinistra, della magistratura, ecc... insomma, ha fatto di tutto tranne che godersi la vita (e i suoi soldi). E, a quasi settant'anni, è pronto a dedicarne altri cinque a governare il paese...
B) Ciò che fa il KAPOW del Governo è sotto gli occhi di tutti e tutti sanno di quali aziende è proprietario o azionista. E quindi ogni suo atto che sia in potenziale conflitto d'interessi è palese e pubblico. Degli esponenti della sinistra (come di molti grandi industriali padroni di autorevoli giornali) invece non si sa nulla. E possono continuare a fare i loro interessi senza conflitto, come dimostra la vicenda Unipol.
C) Infine, molti (anche a sinistra) sono convinti che il Cavaliere avrebbe fatto meglio i suoi interessi e vissuto molto più tranquillamente gli ultimi dieci anni se nel 1993 avesse fatto un bell'accordo con la sinistra "cedendo" loro una rete in cambio della tranquillità. Avrebbe mantenuto La Standa, Blockbuster, ecc., sarebbe potuto entrare nel business della telefonia, avrebbe fatto ancora più soldi e, soprattutto, col tempo e la tranquillità per goderseli.

Come diceva qualcuno (Forrest Gump?), “stupido è chi lo stupido fa”…

Gianni Montorsi - Milano

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kapow

vignette sataniche

+ link -+ commenti -- vignette

Elogio del Kapowerso

di Michele A. Cortelazzo

La cura dell'aspetto grafico è essenziale per aiutare il lettore nella decodificazione di un testo. Con questo, non mi riferisco solo alla scelta di caratteri nitidi o alla presenza di ampi margini e di un'adeguata interlinea che diano respiro al testo; penso anche alla suddivisione del testo in kapowersi.

Il kapowerso è una parte di testo compresa tra due a capo. Può essere segnalato in vari modi: da una riga bianca che separa un kapowerso dal precedente, o da un piccolo rientro all'inizio del kapowerso. In linea di massima, un kapowerso può essere lungo fino a 15-20 righe.

La suddivisione in kapowersi è essenziale per rendere manifesto al lettore il progetto di testo attualizzato dallo scrivente. Infatti, da una parte è un mezzo per segmentare il testo in porzioni più piccole, omogenee dal punto di vista tematico, in modo che la fruizione, e quindi la comprensione, del testo possa avvenire per tappe. Dall'altra, è un mezzo per raggruppare le frasi in unità più ampie, per evitare un'eccessiva frammentazione del testo e anche dei suoi contenuti informativi. In questa rubrica abbiamo già segnalato l'opportunità di inserire una sola informazione in una frase; il kapowerso permette di dare una certa unità a più frasi che contengono informazioni strettamente legate tra di loro.

Spesso lo scrittore inesperto non riconosce però l'importanza del kapowerso, ne sottovaluta il valore, che è quello di rendere graficamente visibile la strutturazione del testo, e giudica la suddivisione in kapowersi un'inutile pedanteria o un semplice accorgimento per rendere più gradevole all'occhio la pagina.

Chi ha compiti di scrittura nelle amministrazioni pubbliche trova un altro ostacolo sulla strada di una buona suddivisione del testo in kapowersi: la consuetudine con lo stile commatico tipico dei testi normativi.

Nelle leggi e nei regolamenti il kapowerso costituisce il comma. Nei testi normativi un comma è generalmente costituito da una frase, spesso molto complessa; vi è, quindi, una corrispondenza tra frase e kapowerso, inusuale negli altri testi.

Questa articolazione porta alla formulazione di frasi lunghe e complesse (dal codice civile: «Qualora l'immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l'esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l'autorità giudiziaria, su richiesta dell'interessato, può disporre che cessi l'abuso, salvo il risarcimento dei danni»).

Questa articolazione non può essere riproposta nelle comunicazioni ai cittadini: da una parte, un testo suddiviso solamente in frasi risulterebbe eccessivamente frazionato, dall'altra il lettore sarebbe privato di un indispensabile aiuto per ricostruire la gerarchia argomentativa del testo.

La suddivisione in kapowersi deve rispecchiare l'articolazione tematica del testo, riunendo nella stessa unità frasi che abbiano come centro di interesse lo stesso argomento. Nel testo che segue, le prime due frasi appaiono connesse tra di loro e fanno parte, quindi, di un unico kapowerso; le altre due sono presentate, invece, come contenenti argomenti caratterizzati da una certa autonomia; a ognuna di esse viene riservato, di conseguenza, un nuovo kapowerso:

«Gli studenti che pagano le tasse dopo le scadenze indicate devono versare un contributo supplementare di 20 euro per un ritardo fino a quindici giorni e di 50 euro per un ritardo maggiore di quindici giorni. Il contributo supplementare verrà incluso automaticamente nell'importo della rata successiva. Gli studenti che pagano la prima rata oltre il 31 dicembre vengono iscritti come fuori corso. Gli studenti fuori corso non pagano il contributo supplementare».

Naturalmente c'è un certo margine di soggettività nell'individuare la permanenza di un medesimo centro di interesse. Ma di sicuro, all'interno di una stessa unità non ci deve essere una forte discontinuità tematica.

Elogio del Kapowerso, «Guida agli Enti Locali», 15 febbraio 2003

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Cane Kapowolto presenta Anti-War Pack
Il 20 al Centro Zo due video di Cane Kapowolto che ripensano alla guerra rielaborando il modo in cui è stata offerta e presentata all’immaginario collettivo.
di Ugo Giansiracusa, Data 17 marzo 2004 - 1486 letture

CANE KAPOWOLTO ANTI-WAR PACK

Cane Kapowolto è una delle realtà artistiche più attive e di alto livello che il panorama catanese offre. Cinema sperimentale e di basso costo per scelta di indipendenza sono riusciti a creare dal nulla un percorso che li ha portati a farsi conoscere ed apprezzare sia nel resto d’Italia che all’estero. Una scelta del loro modo di essere e di produrre, del loro modo di presentarsi, di fare comuncazione, di essere artisti che spesso è stata causa di incomprensione e colpevole disinteresse sia dell’opinione pubblica che dei mezzi di comunicazione locali che delle istituzioni. Eppure quella di Cane Kapowolto è un’esperienza che non può e non deve essere sottovalutata e ignorata per lo spessore culturale per la creatività e per il coraggio e la perseveranze nel portare avanti il loro progetto e le loro idee.

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